Trading con l’Oscillatore Stocastico: Guida (Parte 3/3)

oscillatore stocastico

Leggi la seconda parte dell’articolo sul trading con l’oscillatore stocastico.

Questo tipo di comportamento è, come ben sappiamo, une chiave di successo anche perché consente di chiudere immediatamente e senza rimpianti un’operazione iniziata male.

È ovvio che, in questo stile, giochino una parte preponderante gli stop loss, che vengono posizionati immediatamente quando viene presa una posizione. Successivamente, come è nella prassi corretta, questi stop vengono aumentati per proteggere i profitti conseguiti.

Seykota riferisce che, a volte, quando ha guadagnato, non aspet­ta che uno stop venga perforato se il mercato sta andando in forte ipercomprato: in quel caso spesso esce. In questo modo non guada­gna diversamente di quanto avrebbe guadagnato se avesse aspet­tato la perforazione dello stop. Tuttavia ha diminuito drasticamen­te la volatilità del portafoglio, riducendo così il suo grado di ansia, che è uno stato mentale enormemente pericoloso.

Seykota ha mai perso denaro? Certamente sì.

Per esempio, quando era alle prime armi, negli anni Sessanta, pensava che l’argento sarebbe salito semplicemente perché il Teso­ro americano aveva smesso di venderlo.

Perse una fortuna, per quanto relativa.

Fu allora che cominciò a pensare all’analisi tecnica, perché si accorse di quanto fallace fosse appoggiare una strategia di trading su notizie che sul mercato tutti conoscono.

In quell’occasione, tra l’altro, aveva commesso l’errore fatale di riferire a parecchie persone la sua convinzione. Così, dopo essersi pronunciato in maniera così univoca (“l’argento deve salire”), non po­teva mostrare pubblicamente di aver avuto torto. In questo modo egli stesso era condizionato a interpretare ogni ulteriore cedimento come una semplice correzione secondaria, e perdeva sempre più denaro.

Non riconoscere di aver sbagliato è forse il peggiore degli errori, ed è l’errore che si commette più di frequente.

In quell’occasione, tuttavia, Seykota fu sufficientemente intelli­gente da comprendere il suo errore, anzi fu proprio quell’esperienza a dargli lo stimolo per studiare l’analisi tecnica, e in particolare quella che viene detta la scuola dei trend followers, cioè di coloro che comprano solo se sono certi dell’esistenza di un trend al rialzo. Seykota è certamente un trend follower, nettamente differenziato dai cosiddetti contrarians, cioè da coloro che in tutti i modi cercano opportunità di investimento nelle aree dalle quali tutti escono. Che sia un trend follower lo testimonia proprio il tipo di trading system da lui utilizzato: un incrocio di medie mobili.

A proposito di trading system, chi ne fa uso si trova sempre di fronte al dubbio se seguire le indicazioni o interpretarle.

Riguardo a questo problema, Seykota riferisce che all’inizio egli interpretava; una scelta che in pratica si traduceva nel saltare di qua e di là senza meta. Egli era di fatto convinto di essere più bravo del sistema. Gli sembrava forse di sprecare la sua laurea al Mit, stando fermo ad aspettare un segnale senza neanche provare a immaginare la prossima mossa del mercato. Eppure, il più delle volte… aveva ragione il sistema.

Tuttavia neanche in seguito Seykota si è affidato ciecamente al sistema, ignorando le news (notizie) — notoriamente inutili.

Ciò che egli ha fatto invece, negli anni, è stato incorporare pro­gressivamente nel sistema alcuni aspetti che lo rendessero compa­tibile con la sua stessa personalità.

Noi non sappiamo esattamente cosa Seykota abbia fatto in real­tà, ma possiamo tentare di spiegarlo con un esempio.

Supponiamo che Seykota fosse tentato di entrare non appena avesse constatato una pesante discesa di prezzo.

Seguendo un incrocio di medie mobili, non si dispone delle indi­cazioni necessarie per entrare in questo contesto, perché le medie si incroceranno non sulla discesa, ma parecchio dopo, quando sarà già iniziato il successivo trend al rialzo.

Per rendere compatibile il trading system con il desiderio di entrare su un crollo dei prezzi, è sufficiente modificare l’istruzione originaria (in qualunque linguaggio di programmazione essa sia scritta):

“compra quando la media mobile a breve sale al di sopra della media mobile a lungo”

con la seguente:

“compra quando la media mobile a breve sale al di sopra della media mobile a lungo oppure quando lo stocastico va in ipervenduto”

Ritengo che sia questo ciò che intende Seykota quando afferma che il suo lavoro in questi anni è consistito nel rendere compatibile il trading system originario con il proprio stile di trading.

Seykota attribuisce molta importanza anche al cosiddetto “stile di money management”, che non è altro che un insieme di criteri da seguire per allocare la liquidità.

Il suo stile di money management, tuttavia, non riveste parti­colare carattere di originalità: Seykota non investe mai più del 5% del capitale disponibile in un singolo deal (operazione), o comunque

non prende mai una posizione tale da mettere in pericolo la totalità del suo patrimonio o del patrimonio del cliente e, in generale, tende a essere più aggressivo dopo un grosso guadagno e molto più pru­dente dopo una grossa perdita.

Seykota ha una scarsa considerazione di chi scrive newsletter. È infatti convinto — credo giustamente — che se uno ha davvero ta­lento fa trading, e poi magari scrive anche newsletter. Ma se uno si limita a scrivere newsletter senza fare trading, c’è da domandarsi perché si accontenta di guadagnare di meno. Il problema è che queste persone non hanno l’esperienza sufficiente per dare consigli veramente efficaci, anche se mascherano la loro inazione affermando che non vogliono farsi influenzare dalla loro posizione personale. La verità è che non sono capaci.

Tutti coloro che lo hanno incontrato e intervistato, sono concordi nel riferire che Seykota è riuscito a vivere esattamente la vita che voleva. E non si esita a crederlo.

«My success comes from my love of the markets» (“il mio successo deriva dal mio amore per il mercato”) ripete spesso. Fare trading per lui non è mai stata una professione o un hobby: è sempre stata la sua vita.

Seykota sembra pensare, e probabilmente ha ragione, che per i trader, come per i calciatori o gli artisti, la tecnica e l’applicazione permettono di raggiungere buoni standard, assolutamente suffi­cienti nella vita normale, ma che per essere dei grandi trader, dei grandi calciatori o dei grandi artisti, occorre un quid in più: occorre il talento vero. E il talento purtroppo non si impara: si ha o non si ha, e nessuno può sapere se lo possiede finché non si mette alla prova.

Occorre inoltre essere duttili, essere capaci di adattare il proprio modo di comportarsi a seconda delle esperienze e delle situazioni. Se un trader insiste su un’idea di trading che non ha funzionato, e non capisce perché ciò è avvenuto, non sarà mai un grande trader.

E infine occorre la passione, la passione vera per ciò che si fa; altrimenti è molto difficile riuscire.

Allora un consiglio: sognate! Soltanto inseguendo il proprio so­gno si possono intraprendere grandi avventure come quella di Ed Seykota. E se non riuscirete, almeno potrete dire di averci provato.

Come detto uno degli oscillatori di più largo impiego nel trading daily è lo stocastico, e abbiamo visto che anche nel trading intra­day, usandolo, si ha una buona probabilità di far bene.

Per questo motivo, prima di passare ad altro, vogliamo eserci­tarci ancora un po’ con questo strumento in diversi casi.

Ecco alcuni grafici campionati a 1 minuto. Cominciamo con Ibm. Come si vede anche a occhio, senza bisogno di fare conteggi dettagliati, acquistando e vendendo all’incrocio delle due linee dello stocastico, nella buona sostanza le operazioni sarebbero state quasi sempre corrette.

L’unica differenza di rilievo con l’utilizzo daily è che, dato che nello scalping le operazioni sono veloci e ci si accontenta di pochi cente­simi di punto di guadagno, nel momento in cui c’è l’incrocio delle due linee dello stocastico la barra corrispondente ha un’escursione non indifferente, e quindi non è lo stesso, in un contesto così rapido, eseguire la transazione sul minimo o sul massimo della barra. In altri termini l’attenzione tempestiva all’andamento dell’oscillatore diventa un elemento fondamentale di successo.

Vediamo ora cosa succede con un titolo tipicamente sottile come Trad.

trading

Contrariamente a quello che constateremo con le medie mobili, per le quali saranno necessari dei distinguo, lo stocastico pare ancora dare indicazioni corrette anche quando il

titolo è sottile. Quanto meno le escursioni in ipervenduto e iper­comprato hanno una rispondenza nel rally o nella correzione che seguono.

Passiamo ora a diversi grafici campionati a 5 minuti. Alcuni sono meno sottili di altri, ma tutti non hanno certamente il grado di liquidità di Ibm.

Direi che una semplice occhiata continua a mostrare, come già detto, una buona consistenza di comportamento dello stocastico qualunque sia il grado di liquidità del titolo. Le indicazioni sono accettabili.

Non diversamente succede con i grafici campionati a 60 minuti. Anche in questo caso le oscillazioni dello stocastico sono coerenti con l’andamento dei trend. Riportiamo come sempre un titolo ad alto flottante e uno a basso flottante.

Non è inutile fare un confronto con i grafici daily, per notare le differenze ove ci siano.

Una rapida ispezione visiva, tuttavia, sembra che porti addirittura a concludere che i segnali forniti dall’oscillatore stocastico appaiono più affidabili in un grafico intraday che non in un grafico daily.

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