Trading con l’Oscillatore Stocastico: Guida (Parte 1/3)

oscillatore stocastico

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Operando sull’intraday, l’oscillatore stocastico (Di Lorenzo, 2005b, 2006a e 2006b) si rivela uno strumento molto adatto per il genere di indicazioni che fornisce. Direi che, seguendolo attentamente e interpretandolo in modo corretto, le possibilità di sbagliare sono piuttosto basse. Per questo motivo è ora necessario approfondire l’argomento. La funzione base per costruire lo stocastico è indicata a volte con %K a volte con FastK.

Si stabilisce innanzitutto qual è il periodo di osservazione, che si indica normalmente con Length: per esempio si può stabilire che a ogni tick, cioè a ogni nuovo prezzo che arriva, lo stocastico venga aggiornato osservando (cioè facendo i calcoli su) i 30 tick preceden­ti; in questo caso Length = 30 tick.

Se il grafico che si osserva è campionato, per esempio, a 5 tick —ovvero se ogni barra o candela giapponese che osserviamo è com­posta da 5 tick — allora per una Length = 30 significa che si osser­vano le 30 barre precedenti l’ultima (compresa), ossia si osservano 30 x 5 = 150 tick.

Su tutto il periodo di osservazione si rileva il valore massimo toccato (Highest), il valore minimo (Lowest), e l’ultimo tick arrivato (Close).

La formula di base, quindi, è la seguente:

%K = FastK = 100 x (Close — Lowest)/(Highest — Lowest)

che rappresenta quanto siamo vicini al minimo toccato nel periodo di osservazione, espresso come percentuale del range completo (tra massimo e minimo) osservato nello stesso periodo.

Ovviamente, quando Close = Lowest si ha FastK = 0, e quando Close = Highest si ha FastK = 100; quindi lo stocastico è un oscil­latore che può variare solo tra O e 100.

Per costruire lo stocastico si utilizza poi anche una seconda linea, di cui esistono due versioni, la prima dello quali 11 Indicata con %D e la seconda con FastD.

Cominciamo con %D.

Indichiamo con:

CLength = (Close-Lowest) HLength = (Highest-Lowest)

misurati sul periodo di osservazione lungo Length barre, e ne facciamo una media mobile su LengthD barre che indichiamo con:

AverageLengthD (CLength)
AverageungthD (HLength)

e infine:

%D = 100 x AverageLengthD (CLeng,th)/AverageLengthD(HLength)

In definitiva, al denominatore e al numeratore di %K si sostitui­scono le loro medie mobili (vedi capitolo 11) su periodi di osserva­zione che possono essere diversi dal periodo di osservazione sul quale si sono rilevati i minimi e i massimi.

La versione %D non si usa ormai più, e al suo posto si usa invece la FastD. FastD adopera, anziché le medie mobili, uno smoothing (Di Lorenzo, 2005b, 2006a e 2006b) a LengthD barre, e quindi sarà definito da una formula ricorrente che si determina nel modo se­guente.

Si definisce innanzitutto il fattore (Factor) che surroga la durata della media mobile e che è, come ricorderete:

Factor = 2/(LenghtD + 1)

quindi, alla barra n-esima sarà:

FastDn = FastDn_i + [Factor x (FastK — FastDn_i)]

In tutte le formule ricorrenti bisogna sapere quali valori numerici usare quando n = 1; in questo caso:

FastD1 = FastK

Anche qui abbiamo quindi l’interazione di due durate, perché Fa­stK è definito su Length barre, mentre FastD fa uno smoothing su LengthD barre. Normalmente LenghtD si tiene molto basso; il va­lore standard è 3.

Abbiamo appena visto la versione veloce (Fast) dello stocastico. Ne esiste poi una versione lenta, più consigliabile, che si costruisce come segue.

Si definisce innanzitutto l’analogo di FastK:

SlowK = FastD

In altri termini si parte già dalla versione smussata della versione veloce. La seconda linea, cioè l’analogo di FastD, assumendo senz’al­tro LenghtD = 3, viene quindi anch’essa definita mediante una formula ricorrente:

SlowDn = 2 x SlowDn_i + FastD/3

Anche qui, come in tutte le formule ricorrenti, dobbiamo sapere quali valori numerici usare quando n = 1; in questo caso:

SlowD1 = FastD

Nel software commerciale si trovano quindi normalmente due in­dicatori, lo Sthocastic Fast e lo Sthocastic Slow.

Lo Sthocastic Fast è costituito da due linee: FastK e FastD, tutte e due misurate sulla stessa lunghezza di osservazione a Length barre, con LengthD = 3.

Lo Sthocastic Slow è invece formato dalle due linee misurate su periodi di osservazione differenti, LenghtS e LengthL: SlowK(Len­gthS) e SlowD(LengthL), mentre LenghtD = 3, come prima.

Qualunque sia la versione dell’oscillatore stocastico che decide­rete di usare — io vi consiglio la slow — avrete poi da definire le cosiddette buyzone e sellzone.

Abbiamo visto che lo stocastico oscilla da O e 100; quando si avvicina a O si dice che il titolo è ipervenduto e quando si avvicina a 100 si dice che è ipercomprato. Poiché si tratta di un oscillatore, esso “oscillerà” periodicamente da O a 100, poi da 100 a 0, poi di nuovo da O a 100 e così via. Ogni volta che sarà vicino a 0, il prezzo sarà su un minimo relativo, e ogni volta che sarà vicino a 100, il prezzo sarà su un massimo relativo; quindi l’idea è quella di com­perare sull’ipervenduto e di vendere sull‘ipercomprato.

Ma, come sempre in finanza, le cose non sono così semplici, poi­ché l’oscillatore, scendendo, può non arrivare affatto a 0. Ipotizzia­mo che si fermi a 10 e poi riparta al rialzo. Dobbiamo in questo caso definire una zona di ipervenduto e una zona di ipercomprato che si chiamano, rispettivamente, buyzone (zona di acquisto) e sellzone (zona di vendita). Il loro valore normale è 20 e 80.

L’aspetto generale è quello mostrato in figura 9.1. Nella parte superiore c’è il grafico e nella parte inferiore l’oscillatore: la linea in ritardo è ovviamente la SlowD (D infatti sta per delay, che vuol dire ritardo); le linee orizzontali delimitano la buyzone e la sellzone.

Esistono due modi per usare gli oscillatori, e lo stocastico in particolare. Il primo si regola in base all’affermazione che non c’è niente di meglio dell’occhio umano per stabilire il timing corretto e quindi, per comperare e vendere, si affida alla cosiddetta interpre­tazione del mercato. L’altro consiste nella scelta di un trading system (Di Lorenzo, 2005b, 2006a e 2006b), vale a dire un insieme di regole rigide di comportamento cui attenersi, da testare e ottimizzare; una volta accertato il funzionamento, è opportuno lasciare al compu­ter il compito di segnalare gli ordini di acquisto e vendita.

Nel caso dello stocastico la regola originale di George Lane (che è l’ideatore dello stocastico) — regola sulla quale si fonda il relativo trading system — è la seguente: si compera quando la linea K sale al di sopra della linea D e la linea Kè inferiore a 20; si vende quando la linea K scende al di sotto della linea D e la linea Kè superiore a 80. C’è da aggiungere che, anche con una formulazione così precisa, esistono ancora delle incognite, cioè i valori delle diverse Length.

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