Cosa sono le Correlazioni nel Forex

Correlazioni sul Forex

Nel corso degli ultimi anni le relazioni esistenti tra i diversi mercati fi­nanziari si sono fatte sempre più strette. Il comportamento dei quattro cambi più importanti (euro/dollaro), sterlina/dollaro, dollaro/yen, euro/yen) influisce infatti in modo diretto e immediato sia sui mercati azionari sia su quelli obbligazionari.

In generale i mercati finanziari si possono trovare in due diverse situazioni:

  • una prima condizione, per così dire “normale” (definibile di Risk on), non presenta particolari tensioni ed è caratterizzata da un certo appetito per il rischio (la spia per il rischio è quindi accesa), con gli investitori alla ricerca di rendimenti elevati. La liquidità si sposta verso le valute più aggressive, che offrono cioè alti tassi d’interesse e sono legate al comportamento delle materie prime. In questa fase il dollaro neozelandese, il dollaro australiano e quello canadese tendono solitamente ad apprezzarsi;
  • la seconda condizione, che si può definire di Risk off, è invece caratteriz­zata da tensioni e incertezze. Durante questa fase si verifica il tipico feno­meno del flight to quality ossia di uno spostamento della liquidità verso le attività con un basso profilo di rischio (tipicamente il Bund tedesco). Il mercato abbandona quindi le valute aggressive e si sposta verso quelle considerate più sicure come il franco svizzero.

Prima di approfondire le diverse relazioni intermarket è opportuno analiz­zare le caratteristiche dei quatto cambi più importanti.

Dei circa 4 bilioni di dollari che ogni giorno vengono scambiati sul Forex il cambio euro/dollaro statunitense (Eur/Usd) è responsabile per circa il 30% dei volumi negoziati. Tale dato lo rende la coppia più liquida al mondo. La volatilità giornaliera è di solito molto elevata: nel periodo giugno-dicembre 2011, per esempio, la differenza tra il massimo e il minimo giornaliero si è attestata a circa 130-150 Pips.

I momenti migliori per operare sull’Eur/Usd

Il momento della giornata in cui il cambio euro/dollaro offre maggiori op­portunità di trading è durante la sessione europea, quindi dalle 8.00 alle 18.00, ora italiana. Sebbene non tutti i giorni siano uguali è possibile tracciare delle linee guida:

  1. dalle 07.00 alle 12.30 il mercato prende una direzione. In particolare occorre prestare attenzione alla diffusione dei dati macro verso le 11.00 (specialmente all’indice Ifo e allo Zew);
  2. dalle 12.30 alle 14.00 i movimenti di mercato si calmano per la pausa pranzo;
  3. dalle 14.00 alle 16.00 il trading risente della forte volatilità causata dall’a­pertura dei mercati americani e dei macro che riguardano gli Stati Uniti;
  4. dalle 16.00 alle 17.30 si verificano solitamente i movimenti più impor­tanti prima che la sessione europea finisca;
  5. dalle 17.30 alle 22.00 operano solitamente i trader americani che, sulla scia di quanto sta accadendo sul mercato azionario, possono innescare un fisiologico ritracciamento rispetto alla tendenza principale.
  6. dalle 22.00 alle 7.00, durante la sessione asiatica, l’Eur/Usd tende a con­solidare in stretti trading-range, che di solito vengono rotti all’apertura della sessione europea.

Correlazioni

L’euro tende a essere correlato positivamente con gli asset finanziari che sono a loro volta correlati negativamente con il dollaro. In particolare un euro/dollaro in fase crescente favorisce una salita delle borse mentre un eccessivo rafforzamento del dollaro innesca solitamente una discesa dei mercati azionari. Prima del 2008 esisteva un legame molto stretto tra l’andamento del dollaro e quello dell’oro: quando il primo si rafforzava il secondo scendeva e viceversa. La correlazione è però venuta meno in questi anni di crisi economica in quanto la variabile principale seguita dal mercato è stata l’avversione al rischio.

In generale si può comunque evidenziare che il cambio euro/dollaro tende a essere negativamente correlato con il cross Usd/Chf e positivamente corre­lato con il Gbp/Usd.

Il grafico riportato in figura 1 mostra l’andamento della volatilità ora per ora sul cambio euro/dollaro.

cambio-euro-dollaro-volatile

Quello riportato in figura 2 invece mostra la volatilità giornaliera sul cambio euro/dollaro.

Come si può notare:

  • a livello giornaliero il cambio Eur/Usd tende a essere più volatile il mer­coledì;
  • a livello intraday il cambio Eur/Usd tende a essere più volatile nel corso della seduta europea.

Il cambio sterlina/dollaro, noto come “cable“, è una delle coppie principali del mercato valutario per via dei forti legami finanziari esistenti tra Gran Bre­tagna e Stati Uniti. Durante la crisi finanziaria del 2008 il range giornaliero (volatilità) della coppia è salito anche a 385 Pips. Nei primi mesi del 2012, la differenza tra il massimo e il minimo giornaliero oscilla tra i 150 e i 180 Pips al giorno.

Il cable è una coppia volatile che statisticamente ha un avvio lento di setti­mana: di lunedì infatti i prezzi si muovono molto meno degli altri giorni, per poi svegliarsi di colpo il martedì con oscillazioni importanti. Data tale ampia volatilità, quando si opera su questa coppia è opportuno allargare gli stop loss, perché il “rumore di mercato” è elevato e le oscillazioni improvvise di alcune decine di Pips sono all’ordine del giorno.

Essendo Londra la sede delle principali banche mondiali, nella capitale inglese si trovano la maggior parte dei market maker e dei dealer bancari, soprattutto responsabili per le transazioni su Gbp/Usd. Ciò implica che tali operatori istituzionali abbiano una buona visione delle posizioni e degli stop loss dei loro clienti nel proprio book degli ordini e siano famosi per essere dei veri e propri “cacciatori di stop loss“.

Un momento cruciale si verifica all’apertura di Londra, alle 9.00 ora ita­liana, quando molto spesso la sterlina parte in una direzione, proprio a caccia degli stop loss, per poi invertire la rotta e generare il vero movimento direzio­nale della giornata.

I momenti migliori per operare sul cable

Anche per il cable, così come per il cambio Eur/Usb, è possibile dividere la giornata in diversi momenti:

  1. dalle 8.00 alle 10.00, ora italiana, si ha il picco di volatilità e sono le ore cruciali per il cable;
  2. dalle 10.00 alle 11.00, ora italiana, possono essere rilasciate alcune noti­zie economiche importanti per l’Inghilterra, con riflessi immediati sulle quotazioni del cambio;
  3. dalle 11.00 alle 14.00, ora italiana, il mercato si calma relativamente;
  4. dalle 14.00 alle 17.30, ora italiana, quando la sessione europea si sovrap­pone a quella americana, il mercato si riprende. Dopodiché il cambio sterlina/dollaro non fornisce ulteriori indicazioni operative.

Correlazioni

La sterlina è molto sensibile ai prezzi del greggio e dell’energia in generale, in quanto la produzione di quest’ultima è responsabile per circa il 10% del Pil inglese. Per tale motivo un aumento del prezzo del petrolio può provocare un rafforzamento della valuta o, al contrario, la sua discesa può determinarne un indebolimento.

DOLLARO/YEN

Data l’importanza delle relazioni commerciali che intercorrono tra Stati Uniti e Giappone, il cambio dollaro/yen, è molto importante perché costituisce la coppia di riferimento per tutti i cross che comprendono lo yen. Di tutti gli incroci valutari è quello sul quale si verificano con una certa frequenza in­terventi diretti da parte delle banche centrali (in particolare di quella giappo­nese). La Boj (Banca del Giappone), infatti, interviene sul cambio acquistando yen e vendendo dollaro Usa quando il cambio dollaro/yen scende al di sotto di alcune soglie critiche (per esempio quota 76). Il Giappone, infatti, essendo un grosso esportatore, soprattutto di prodotti tecnologici, ha interesse a man­tenere la propria moneta debole, compiendo di fatto una svalutazione com­petitiva.

Volatilità

Il cambio Usb/Gpy ha un range medio di circa 100 Pips ed è quindi il meno volatile dei cambi fin qui esaminati. Esso tende a prendere una direzione ben precisa, superando resistenze o cedendo supporti, nelle ore in cui la sessione europea si sovrappone a quella americana. I momenti più intensi di trading sono infatti le ore del primo pomeriggio europeo. Tuttavia, sebbene la volati­lità sia minore, si tratta di una coppia che può comunque muoversi in modo significativo anche quando l’Europa non è operativa, in quanto comprende due valute non europee.

EURO/YEN

L’importanza del cambio euro/yen è aumentata considerevolmente negli ultimi anni. Si tratta di una coppia più volatile, dal momento che è caratterizzata da un range medio giornaliero di circa 200 Pips. Essendo attiva durante la sessione europea, le quotazioni si muovono costantemente durante tutto l’arco della giornata, ma dei buoni movimenti non sono esclusi anche quando i trader dell’Europa non sono davanti ai loro schermi.

Nella mattinata europea il cambio euro/yen si comporta in modo rego­lare. Al pomeriggio invece, quando i mercati americani aprono, sono frequenti oscillazioni importanti con ampi trading-range. Di solito, però, è dalle 15.30 fino alle 18.00 che il cambio prende una direzione ben precisa.

LA CORRELAZIONE STATISTICA

La correlazione misura il grado di dipendenza tra due variabili.

Si supponga che X eY siano variabili casuali a valori reali (le serie stori­che di due azioni), con medie E(X), E(Y) e varianze var(X), var(Y).

La covarianza (cov) di X eY è definita come

cov(X,Y) = E{[X – E(X)][Y – E(Y)]}

la correlazione (cor) di X eY è

cor(X,Y) = cov(X,Y) / [sd(X) * sd(Y)]

Si possono verificare tre situazioni:

  1. quando il segno è positivo, le variabili si dicono positivamente cor­relate;
  2. quando il segno è negativo, le variabili si dicono negativamente correlate;
  3. quando il segno è in un intorno di zero, le variabili si dicono non correlate.

CORRELAZIONI PER IL TRADING

La correlazione misura quindi la relazione che intercorre tra due variabili:

  • una misura pari a + 1 (il massimo) significa che le due variabili si muo­vono nella stessa direzione nel 100% dei casi rilevati;
  • una correlazione pari a -1 (il minimo) significa che il movimento tra le due variabili è identico in valore, ma avviene in direzione opposta nel 100% dei casi.

Le correlazioni cambiano nel corso dei giorni e dei mesi, sebbene sostan­zialmente certi rapporti di cambio mantengano un loro coefficiente di varia­bilità storico. L’Eur/Usd e l’Usd/Chf, per esempio, vantano una correlazione negativa che tende all’unità: ciò significa che quando l’euro/dollaro sale il dollaro/franco svizzero scende e viceversa.

Allo stesso, modo detenere contemporaneamente posizioni con correla­zione prossima all’unità (per esempio Eur/Usd e Gbp/Usd) non fa altro che duplicare il rischio al quale l’investitore si espone quando opera sul mercato.

La tabella qui sotto, mostra le correlazioni esistenti tra le va­rie coppie di valute.

STRATEGIE OPERATIVE BASATE SULLE CORRELAZIONI

La regola più importante che il trader deve rispettare per ottenere dei risultati positivi sul Forex è costituita dal fatto che sia l’entrata sia l’uscita dal mercato devono sempre avere delle origini tecniche (per esempio la rottura di una re­sistenza o di una supporto, un pattern dell’analisi candlestick, il segnale fornito da un indicatore).

L’analisi delle correlazioni del cambio sul quale si intende operare può tut­tavia aumentare le probabilità di successo dell’operazione. Per esempio esistono cambi come l’euro/dollaro e il dollaro/franco svizzero che esibiscono correlazioni negative elevate su ogni time-frame analizzato. Ciò significa che prima di entrare al rialzo sull’Eur/Usd si può cercare una conferma (al ri­basso) sul grafico dell’Usd/Chf. Allo stesso modo si può decidere di anticipare l’uscita da una posizione individuando una situazione di debolezza su un cross l’osi I I va ‘lente molto correlato rispetto a quello sul quale si sta operando.

Ancora più interessante è individuare delle situazioni nelle quali un cam­bio tende ad anticipare i movimenti di un altro cross. La regola generale è la seguente:

  • se la correlazione è alta (sopra 75) e positiva i cross si muovono nella stessa direzione;
  • se la correlazione è alta (sopra 75) e negativa i cross si muovono in dire­zione opposta;
  • se la correlazione è bassa (sotto 50) i cross non si muovono nella stessa

Le combinazioni esistenti tra i cambi sono però articolate. Partendo dall’Eur/Usd (daily):

  • Gbp/Usd ha un indice 31,1, significa che non si muove nella stessa dire­zione di Eur/Usd;
  • Usd/Chf ha indice -84,8, significa che si muove in direzione opposta a Eur/Usd;
  • Eur/Yen ha indice 74,5, significa che si muove nella stessa direzione di Eur/Usd.

In tal modo, dopo aver determinato il trend dell’Eur/Usd, si possono co­struire strategie operative sugli altri cross: per esempio si può ricercare un’o­perazione sell su Usd/Chf e/o un’operazione long su Eur/Yen.

Nel mercato Forex esistono delle relazioni forti fra le varie coppie di va­lute, in questi casi si parla di “coppie correlate”. Per esempio tra Eur/Usd e Usd/Chf esiste una correlazione negativa: quando l’Eur/Usd sale l’Usd/Chf tende ascendere e viceversa.

Molto interessanti sono le valute correlate positivamente ossia cambi che si muovono più o meno in parallelo: per esempio l’Eur/Usd e il Gbp/Usd.

È opportuno ricordare, a questo proposito, che le coppie di valute con il Cad, Aud e Nzd tendono a essere positivamente correlate.

Da un punto di vista operativo quando le coppie correlate perdono la cor­relazione, è solo una questione di tempo prima che la ritrovino, secondo un fenomeno che prende il nome di “mean reversion“.

VALUTE E MATERIE PRIME

Il comportamento delle singole valute, oltre che dai fattori di tipo macroeco­nomico (i tassi di interesse, il Pil, l’inflazione, il tasso di disoccupazione), è condizionato anche dall’andamento dei prezzi delle ma­terie prime. In particolare, i risultati economici dei paesi che ne costituiscono i maggiori produttori ed esportatori dipendono in misura considerevole dai loro prezzi. Le valute di questi paesi infatti tendono a rivalutarsi o a svalutarsi geguendo l’andamento positivo o negativo dei prezzi delle varie commodity. Conoscere le correlazioni tra le materie prime e i vari cambi, quindi, è fonda­imentale per comprendere il comportamento di una certa valuta: per esempio, se si verifica un breakout rialzista sull’oro, esso genera un immediato raffor­zamento del dollaro australiano, dal momento che l’Australia è uno dei mag­giori produttori di oro.

1. petrolio

L’andamento del petrolio condiziona in modo diretto il comportamento del dollaro canadese (la correlazione dollaro canadese/petrolio è di circa 0,80). Il Canada possiede infatti le seconde riserve di greggio più grandi al mondo e ha una delle valute più accessibili e liquide. Per tale motivo la sua valuta guadagna spesso verso la fine del mese, in genere a partire dal 22, quando vengono concluse le trattative per le esportazioni petrolifere. Un’altra valuta che reagisce all’andamento del petrolio è la corona nor­vegese, detta anche “Nokkie”, dal nome del suo simbolo, Nok. Sebbene essa non abbia la stessa liquidità del dollaro canadese, resta la decima va­luta più scambiata sul mercato Forex.

  1. Gas naturale e oro

Il dollaro canadese è legato anche all’andamento del gas naturale. In ter­mini monetari, tuttavia, il Canada esporta una quantità di gas naturale equivalente al 50% della quantità di petrolio, quindi l’incidenza si rivela decisamente più bassa. Va inoltre sottolineato che il prezzo del gas natu­rale è notoriamente molto volatile: il suo movimento giornaliero è in­fatti il doppio di quello del greggio.

In merito all’oro, va detto che il mercato che lo riguarda e quello valu­tario sono da sempre intrecciati. Basti ricordare il ruolo di bene rifugio che esso ha svolto durante la crisi finanziaria del 2008. In generale si può osservare che l’oro è:

  • positivamente correlato con l’euro e negativamente correlato con il dollaro americano;
  • positivamente correlato con il dollaro australiano visto che l’Australia è uno dei maggiori paesi esportatori.

3. Rame e metalli di base

Nulla riesce ad anticipare l’andamento dell’economia mondiale meglio del rame e dei metalli di base. Una discesa consistente di questi ultimi in particolare segnala una chiara contrazione economica che si può riper­cuotere anche su altre materie prime. In generale, occorre sottolineare che i cross dello yen sono particolarmente sensibili all’economia globale sia perché il Giappone è uno dei principali paesi esportatori sia per via delle operazione di Carry Trade costruite dagli operatori finanziari. Per questo motivo i cross Aud/Jpy e Nzd/Jpy seguono di solito il trend del rame e dei metalli di base.

In conclusione, vanno fatte alcune considerazioni specifiche:

  • tutte le correlazioni materie prime/valute hanno un’oscillazione varia­bile nel tempo. In alcuni periodi, per esempio, il dollaro canadese sale o scende insieme al petrolio. Altre volte, tuttavia, il mercato del dollaro canadese stesso si concentra su fattori fondamentali diversi come i tassi di interesse e la crescita economica nazionale;
  • uno degli indicatori più seguiti per comprendere la situazione macro ge­nerale è il Baltic Dry Index (indice dei noli marittimi), diffuso quotidia­namente dalla Borsa baltica di Londra. Esso registra i prezzi dei noli per il trasporto di materie prime a livello internazionale e si rivela un ottimo indicatore per cercare di anticipare le future attività economiche: la salita dell’indice, infatti, segnala un’attività di trasposto delle merci in aumento, situazione che di solito si accompagna a una ripresa economica;
  • un ulteriore elemento da valutare quando si cerca di comprendere le relazioni esistenti tra materie prime e dollaro americano è che tutti i loro prezzi sono in dollari Usa. A parità di condizioni quindi un ribasso dell’i% nel valore del dollaro farà aumentare i prezzi di tutte le materie prime dell’I.% e viceversa. Ciò fa sì che la tendenza nel mercato delle materie prime sia solitamente opposta alla tendenza del dollaro ameri­cano

Fonte: Trading operativo sul Forex di Giacomo Probo Ed.Hoepli

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